"La scuola Barolo di Varallo: una scuola longeva, necessaria e gloriosa" di Silvio Brentazzoli

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martedì, 04 febbraio 2020

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3. Allievi al lavoro nel Laboratorio Barolo, XIX s

Il nascente corso per artigiani del legno promosso dall'Istituto d'Istruzione Superiore Vincenzo Lancia è per me il realizzarsi di un sogno, il concretizzarsi in maniera del tutto inattesa di quanto auspicato ad aprile 2018 nella mia tesi di laurea, una parte della quale era dedicata ad approfondire il tema della possibilità e dell'utilità di far rivivere la famosa Scuola Barolo di Varallo. Ripercorrere ora in poche righe la storia di questa Scuola non è facile. Cercherò di farlo in tre punti. La Scuola Barolo: una scuola longeva, necessaria, gloriosa. Una scuola longeva. Si può dire che la Scuola Barolo abbia avuto una durata di almeno 125 anni. Le sue origini risalgono alla primavera del 1835. Un professore all'università mi ha insegnato che la storia si ricorda meglio se si guarda ai problemi da risolvere in un determinato periodo, al perché delle cose, piuttosto che al succedersi dei fatti. Verso la fine del '700 a Varallo ci si rende conto che le scuole pubbliche soddisfano le esigenze di pochi giovani e si dimenticano della maggioranza, cioé dei ragazzi che svolgeranno da grandi un mestiere manuale: ecco nascere nel 1778 la Scuola di disegno, gratuita e aperta a tutti. Nel 1831 41 persone di buona volontà si ritrovano per parlare della Scuola di disegno cittadina: non ce la fa più, mancano i soldi. Sono i 41 fondatori della “Società d'Incoraggiamento per lo studio del disegno nella Provincia di Valsesia”, realtà tuttora viva e feconda, che prende subito sotto tutela la Scuola. Ed eccoci alla primavera del 1835. Due uomini d'eccezione visitano il Sacro Monte di Varallo, rimanendone letteralmente folgorati. Sono il marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo e il suo segretario e bibliotecario Silvio Pellico (che dedicherà al santuario un bellissimo carme). Il marchese di Barolo e sua moglie Giulia, dei quali tra l'altro è in corso il processo di beatificazione, non hanno bisogno di presentazioni: si può dire che abbiano ridato vita, loro che non ebbero figli, a intere generazioni di giovani disagiati della Torino ottocentesca. Carlo Tancredi si accorge che il Sacro Monte versa in un grave stato di degrado: urgono restauri e manutenzioni. Come pensa di risolvere il problema? Donare una grossa somma per i restauri? No, fa di più e meglio. Decide di fondare un Laboratorio di scultura in legno, finanziandolo con generose donazioni. Una scuola necessaria. Il marchese di Barolo sa che investendo sui giovani valsesiani farà non solo un goal, ma una tripletta: contribuirà alla salvaguardia del patrimonio artistico locale, darà un lavoro a molti giovani come falegnami, restauratori, decoratori, doratori e farà in modo che tanti di loro rimangano a vivere in valle lontano «dalle distrazioni o dai vizi delle città popolose». Il 2 gennaio 1838 viene inaugurato il Laboratorio di scultura di Varallo presso l'ex convento delle orsoline (oggi Albergo Italia) e ben presto si trasferirà nei locali dell'attuale Palazzo dei Musei. Una scuola gloriosa. Il marchese di Barolo, così innamorato della Valsesia da professarsi valsesiano «di cuore», muore il 4 settembre del 1838, senza poter cogliere i primi frutti del suo sogno. Il seguito è una storia gloriosa, fatta di grandi risultati ma anche (e se vogliamo attraverso) grandi difficoltà, come ogni cosa umana. Il successo si deve alla lungimiranza del progetto, al sostegno instancabile della Società d'Incoraggiamento, alla maestria dei professori (tra gli insegnanti del Novecento bisogna ricordare almeno Paolo Manaresi), all'alto livello qualitativo dei programmi scolastici proposti (ai quali ci si potrebbe ispirare ancora oggi) e chiaramente all'impegno degli allievi che hanno contribuito a restaurare o abbellire chiese e case di tutta la valle, tanto che a Varallo non c'è luogo pubblico in cui, interessandosi dei mobili presenti, non si senta dire: “Quello è della Scuola Barolo” (e in Pinacoteca si conservano ancora varie opere realizzate dai giovani, gli strumenti di lavoro e numerosi modelli in gesso). Molti allievi diventano abili artigiani nei campi dell'intaglio e intarsio ligneo, ebanisti, restauratori; qualcuno un vero e proprio artista sulle orme di Gaudenzio Ferrari o Giovanni d'Enrico, anche se la distinzione tra artigiani e artisti è spesso piuttosto arbitraria. Grandi successi ma anche grandi difficoltà: da un lato le normali divergenze di opinione di chi guida e sostiene il Laboratorio (ci vuole un taglio più artistico! No, più artigianale!) ne rendono talvolta più tortuoso il cammino, dall'altro il Laboratorio, divenuto nel 1933 “Scuola Professionale d'Arte Applicata”, riceve sempre scarso sostegno dagli enti pubblici, venendo finanziato quasi esclusivamente dalla Società d'Incoraggiamento. La prima e soprattutto la seconda guerra mondiale fanno il resto, tanto che nel 1963 viene decisa a malincuore la chiusura dei corsi. Ecco i 125 anni di vita: dal 1838 al 1963. Successivamente la Scuola Barolo non si riprenderà più, anche se verranno compiuti numerosi e pregevoli tentativi per ridar vita a una realtà tanto preziosa (come la Scuola per ebanisti del Comune legata al Centro di Formazione Professionale di Saluggia, durata 15 anni). La memoria di questa Scuola gloriosa è ancora molto viva in Valsesia e ho avuto la fortuna di potermi confrontare direttamente con alcuni suoi allievi. In conclusione vorrei ricordare che sin dal 1967 l'allora ministro per il Mezzogiorno Giulio Pastore, scrivendo al sindaco Mario Bruno, auspicava la creazione a Varallo di un «Istituto Professionale per la Lavorazione del Legno»5. . Come ha evidenziato il professor Casimiro Debiaggi in occasione della “Mostra del Mobile Antico della Valsesia” (tenutasi a Varallo nel 1964), nella nostra valle il legno fu storicamente insostituibile, nelle chiese con arredamenti sempre ricchi e sfarzosi (si pensi agli elaborati altari lignei) come nelle case, dove era utilizzato in travature, pavimenti, loggiati, porte scolpite, rivestimenti delle pareti, credenze, cassettoni, armadi, letti, culle e tanti altri manufatti 6 . Addirittura fino a non moltissimi anni fa era ancora viva un’antica e singolare tradizione, risalente al 1747, che vedeva gli artigiani valsesiani riunirsi ogni anno la terza domenica dopo Pasqua nella Collegiata di San Gaudenzio di Varallo per eleggere il “priore del legno” e «scambiarsi reciprocamente le esperienze di un anno di attività»7 . Alla nascente scuola che tante speranze porta con sé per i giovani della Valsesia e non solo auguro quindi di poter raggiungere gli stessi successi e grandi risultati della Scuola Barolo di Varallo!

Silvio Brentazzoli

 

Nella foto: 3. Allievi al lavoro nel Laboratorio Barolo, XIX sec.

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