L’asse dell’orientamento, una riflessione dei proff. Roberto Maccarrone e Giuseppe De Chiara

…una ruota che avrebbe continuato a girare a vuoto fino all’eternità se non fosse stato per la saldezza e la solidità dell’asse. (Gabriel Garcia Marquez)

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mercoledì, 10 giugno 2020

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Questa mattina ho assistito all'orientamento scolastico on line di mio figlio che frequenta la seconda media. Alla fine della presentazione ho rivisto un po’di me bambino, ragazzino amorfo e sognatore mentre trascorrevo i pomeriggi con il mento appoggiato sul palmo e una matita tra i denti fantasticando il futuro. In qualche maniera il pensiero si posava sulla bottega del falegname, sulla manifattura del fabbro, sull’officina del meccanico, giganti artigiani che sapevano tramandare il fascino e i segreti del mestiere attraverso la parola, l’esempio e qualche affettuoso scappellotto. Li immaginavo nei loro laboratori circondati da attrezzi e da odori che conoscevano alla perfezione mentre contemplavano il risultato del loro lavoro e celavano a fatica il sorriso per la soddisfazione di quanto avevano creato con il cuore prima ancora che con la mente e con le braccia. Noi giovanissimi ne eravamo affascinati e grazie alla dedizione dei padri artigiani siamo diventati una generazione capace di abbinare l’esperienza del passato alle innovazioni del presente. Ho ripensato subito al mento sulla mano e alla matita tra i denti del mio di bambino. La fase dell’orientamento è come una ruota di cui l’alunno della terza media interpreta l’asse, la Scuola rappresenta il raggio la cui lunghezza delimita la distanza tra l’allievo e la scuola stessa durante l’intero percorso scolastico.

Lo studente, senza avere maturato alcuna conoscenza specifica e critica, in soli tre mesi viene catapultato lungo il raggio in un’offerta formativa caotica e dispersiva, spesso formulata dagli Istituti Scolastici sotto forma di una propaganda che ad ogni slogan colloca dall’alto un mattone di insicurezza nell’animo dei giovanissimi costretti a scegliere un futuro in tempi ristretti ed in ten erissima età. Per quale ragione l’allievo viene considerato esclusivamente nel momento in cui è tenuto ad esprimere una preferenza, in cui più che un fondamento della società è ritenuto un semplice utente? Per quali motivi non si sono stabiliti canali comu nicativi prima che la sua scelta assumesse i contorni di una distinzione vincolante?
In questo modo la ruota corre seriamente il rischio di girare a vuoto finché l’asse non si spana in maniera irrecuperabile. Al contrario l’asse deve rimanere saldamente al centro della ruota, la lunghezza dei cui raggi deve essere ridotta in maniera costruttiva ed efficace. Bisogna quindi coinvolgere l’alunno fin dal momento primario della sua formazione fornendogl dalla prima elementare conoscenze crescenti e progressi ve sull’arte dell’artigianato che un tempo venivano acquisite in maniera automatica nel proprio ambiente sociale e culturale. Gli Istituti Professionali possono e devono svolgere il ruolo di guida e di informazione, di trasmissione consapevole dell’importa nza e del valore del mestiere in modo da posizionare il mattone della formazione dal basso e costruire gradualmente dalla base il muro della sicurezza, dello sviluppo e della maturazione. Si rende necessario edificare la realizzazione del futuro fin dal pr imo ciclo della formazione scolastica per dotare la coscienza critica degli strumenti imprescindibili per ponderare il futuro in maniera oculata e consapevole. Ruolo fondamentale dell’Istituto Professionale è restringere la distanza del raggio in maniera d a riprodurre la bottega tra i banchi, riproporre il mestiere nelle vesti dell’insegnante di tecnologia, rievocare l ’artigianato attraverso l’originalità dei corsi professionali: un laboratorio mobile al servizio delle scuole elementari e medie proposto ai giovanissimi come un’officina didattica di pari importanza della manifatturiera del passato con l’obiettivo di affermare un completo percorso dell’orientamento.

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